Quando si parla di dispersione scolastica ci si riferisce a tutti quei comportamenti che allontanano i minorenni dalla scuola dell’obbligo. A differenza del fenomeno dell’evasione scolastica, messa in atto arbitrariamente da un singolo minore, la #dispersione è un fenomeno più ampio che riguarda l’intera categoria dei minori, senza distinzione di status né di nazionalità, che interrompe o rallenta il suo percorso educativo rischiando il definitivo abbandono della scuola. Le cause scatenanti possono dipendere da fattori di vario tipo: l’educazione familiare, il contesto sociale ed economico, il disagio personale derivante da disadattamento o da atti di prevaricazione esercitati nell’ambiente scolastico.

 

Secondo la legge italiana, il ciclo di studi obbligatori si conclude con il conseguimento della licenza media, ovvero la scuola secondaria di primo grado. Eppure, proprio all’inizio del nuovo anno, la Corte di Cassazione ha dichiarato che l’abbandono scolastico durante la scuola secondaria di primo grado non costituisce un reato (Sezione Terza Penale, con la sentenza 31 gennaio 2017, n. 4520). L’art. 731 del nostro codice penale punisce con l’ammenda fino a 30 euro “chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartirgli l’istruzione elementare”. Tuttavia, l’abrogazione dell’art. 8 della legge n. 1859 del 1962 ad opera del D.Lgs. n. 212 del 2010 esclude la rilevanza penale della violazione dell’obbligo di frequentare la scuola secondaria di primo grado.

 

La Strategia Europa 2020 mira ad abbassare al di sotto del 10% la percentuale dei giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandona gli studi. In Italia tale percentuale è scesa al 15%, superando il traguardo nazionale del 16% per il 2020. Nel 2015 il 25,3% dei giovani tra i 30 e i 34 anni ha conseguito un titolo universitario, non lontano dall’obiettivo nazionale del 26%. Tuttavia, bisogna ancora lavorare tanto per raggiungere l’obiettivo europeo del 40% (http://noi-italia.istat.it/).