Coraggio senza confini. L’opera teatrale

Per queste voci non è stato facile arrivare fino a noi. Dapprima hanno dovuto vincere la paura. La paura è sempre presente all’inizio di ogni percorso, la paura, con la sua gemella malefica: la violenza, all’inizio di ogni percorso nel cuore del coraggio.
Queste voci appartenevano a individui che la violenza l’avevano subita personalmente oppure erano stati testimoni di come veniva inflitta ad un altro essere umano, a un gruppo, a una nazione. Alcuni avevano visto trascinare via di notte un padre o un figlio o una moglie. Altri avevano visto dei bambini trasformati in guerrieri e costretti a uccidere. E altri ancora avevano visto malmenare degli studenti, mutilare una donna, intere comunità dapprima ridotte al silenzio e poi massacrate, lavoratori assassinati solo perché chiedevano un salario decente.

L’autore: Ariel Dorfman

Ariel Dorfman, scrittore cileno americano, dirige la cattedra Walter Hines Page di Letteratura e Studi Latino-Americani presso la Duke University, Stati Uniti. Ha ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui il Sudamericana Award per il romanzo, il Lawrence Olivier Award per la migliore opera teatrale (“La Morte e la Fanciulla”, pubblicata in Italia da Einaudi e tradotta da Alessandra Serra. “La Morte e la Fanciulla” è anche un film diretto da Roman Polanski). I suoi libri, scritti sia in inglese che in spagnolo, sono stati tradotti in più di 40 lingue e le sue opere teatrali sono state rappresentate in oltre 100 paesi.

Alcuni suggerimenti dell’autore per la messa in scena

Il personaggio dell’Uomo necessita di qualche spiegazione. È in qualche modo una incarnazione mitica, un Profeta dei Molteplici Mali, che con le sue parole e con la sua presenza ci ricorda costantemente contro cosa lottano i difensori.
All’inizio della commedia egli viene subito individuato come un personaggio pericoloso, nel senso che è in grado di far del male anche fisicamente, è un’entità che sta sempre in agguato all’interno dello Stato e della Società ed è pronta a scattare in azione, ma, siccome i difensori stessi dimostrano di non lasciarsi fermare da intimidazioni di questo genere (tortura, prigione, esilio), l’Uomo diventa qualcosa di più perverso e dilagante e in un certo senso più familiare sia per coloro che stanno sulla scena sia per chi li guarda: diventa quel genere di energia di cui sono fatte l’apatia e l’indifferenza, ossia i peggiori nemici nella lotta per un mondo migliore.

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