New York, 31 maggio 2020

A coloro che oggi condannano la violenza nel nostro Paese (gli Stati Uniti d’America, ndt):

Siamo dalla tua parte.

Condanniamo il traffico, lo stupro, la tortura e la schiavitù degli africani che raggiunsero il suolo americano 401 anni fa, quel radicato razzismo anti-nero che si manifesta ancora oggi nelle strutture della nostra società.

Condanniamo la criminalizzazione di massa che separa le famiglie e manda una persona di colore su tre in prigione e dove il 60% dei 2,3 milioni di coloro che vengono arrestati ogni notte sono di colore.

Condanniamo un sistema scolastico pubblico che ancora, in modo sproporzionato, sottopone in maggioranza gli studenti neri a sospensioni, espulsioni e persino punizioni corporali e reclusione.

Condanniamo l’aumento del divario di ricchezza razziale negli Stati Uniti, dove il 40% dei bambini neri vive in povertà, un tasso doppio rispetto a quello dei bianchi; e dove la ricchezza media per le famiglie bianche è 10 volte quella delle famiglie nere.

Condanniamo il teatro della politica partigiana che impatta sull’insicurezza alimentare, che potrebbe lasciare 54 milioni di americani senza cibo a causa delle ricadute economiche causate da COVID-19. Prima dell’emergenza Covid-19, il 10% delle famiglie bianche ha sperimentato la fame, mentre le famiglie di colore che hanno sperimentato la fame è arrivato al 21,5%.

Condanniamo la violenza sponsorizzata dallo Stato, in cui il tasso di americani neri che vengono uccisi dalla polizia è più del doppio di quello degli americani bianchi.

Come disse Robert Kennedy: “Perché c’è un altro tipo di violenza, più lenta ma altrettanto letale e distruttiva come lo sparo o la bomba nella notte. E’ la violenza delle istituzioni, l’indifferenza, l’inazione e la lenta decadenza. Questa è la violenza che affligge i poveri, che avvelena i rapporti tra gli uomini perché la loro pelle ha colori diversi. Si tratta della lenta morte di un bambino per fame, e di scuole senza libri e di case senza riscaldamento in inverno”.

 

Condanniamo la violenza delle istituzioni. E ci impegniamo ad agire. Agire per riparare i danni di questa violenza generazionale. Agire per investire nel benessere delle nostre comunità per vedere una vera ed inesorabile guarigione.

In questo momento, ad ogni politico in tutto il Paese, dal Presidente al Commissario di polizia locale, deve essere chiesto:

  1. Sostenete i risarcimenti per le vittime della violenza della polizia? E qual è il vostro piano?
  2. Siete favorevoli a riutilizzare i fondi della militarizzazione e del contrasto alla criminalizzazione delle comunità, per investire invece nel loro benessere? E qual è il tuo piano?

E allora dobbiamo chiederci: cosa posso fare io? Qual è il mio privilegio? Come posso sostenere la leadership nera nella mia comunità chiedendo giustizia? Dove posso riparare il male nelle mie relazioni, nella mia comunità, nel mio cuore?

 

Kerry Kennedy, Presidente del Robert F. Kennedy Human Rights e Presidente Onorario del Robert F. Kennedy Human Rights Italia