Aminatou Haidar è la Presidente del collettivo degli attivisti Saharawi per i diritti umani (CODESA). Regolarmente indicata come la “Gandhi dei Saharawi”, Aminautou Haidar è una delle più importanti attiviste per i diritti del Sahara Occidentale.

In una crisi spesso dimenticata, la signora Haidar è impegnata in prima linea per la lotta del suo popolo Saharawi per vedersi riconosciuto il proprio diritto all’autodeterminazione. Dal 1975, infatti, il governo del Marocco, sfidando la sentenza del tribunale internazionale delle Nazioni Unite, continua l’occupazione del territorio del Sahara occidentale.

Attraverso mezzi non violenti, la signora Haidar denuncia le costanti violazioni dei diritti umani del governo marocchino contro i Saharawi e i sostenitori del loro diritto all’autodeterminazione.

Nel novembre del 1987, la signora Haidar, con l’aiuto di centinaia di altri uomini e donne, organizzò una manifestazione pacifica per denunciare le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze marocchine sin dal 1975 con la prima occupazione del territorio. Durante le manifestazioni venne richiesta a gran voce la possibilità di indire un referendum sull’autodeterminazione del popolo Saharawi.

In quella occasione, le autorità marocchine arrestarono oltre 400 altre persone tra cui la signora Haidar. 70 degli arrestati non furono mai più ritrovati. Aminatou Haidar ha subito quasi quattro anni di prigionia durante i quali è stata anche brutalmente torturata, ma ha continuato il suo attivismo in difesa dei diritti fondamentali del popolo Saharawi soffrendone le conseguenze. Il 17 giugno 2005, la signora Haidar è stata brutalmente picchiata dalla polizia durante una manifestazione all’interno del Campo di El Ayoun (capitale ufficiosa del Sahara Occidentale) e poi arrestata mentre era in ospedale per curare le ferite provocate dalla polizia.

Per sette mesi è stata imprigionata nella così nota “prigione nera” di El Ayoun, dove insieme ad altri 37 altri detenuti politici saharawi ha iniziato uno sciopero della fame durato 32 giorni per chiedere migliori condizioni di detenzione, accertamenti sulle accuse di tortura e il rilascio di tutti i prigionieri politici.

Nell’autunno del 2009, quando stava tornando da una visita negli Stati Uniti, il governo marocchino le ha ritirato il passaporto con immediata espulsione dal Sahara occidentale, violando il Patto internazionale sui diritti civili e politici che garantisce a ogni persona il diritto di vivere e tornare nella sua patria. In risposta, la signora Haidar ha dato vita ad uno sciopero della fame fino a quando il Marocco non le ha consentito di tornare a casa.

Nel 2007 ha ricevuto il premio Solidar Silver Rose. Nel 2008 ha ricevuto il Robert F. Kennedy Human Rights Award per il suo coraggioso impegno Nonviolento a favore della promozione dei diritti civili, politici, sociali, culturali ed economici del proprio popolo, compreso il diritto alla libertà di espressione, libertà di associazione e all’autodeterminazione.