“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.”

Queste parole furono pronunciate da Robert Schuman, l’allora Ministro degli Esteri francese, il 9 maggio del 1950 a Parigi ed è considerato il primo discorso in cui si menziona l’Europa come un’unione.

Allora il grande scoglio che impediva una piena realizzazione del sogno europeista, perseguito anche dai nostri connazionali Altero Spinelli ed Alcide De Gasperi era la storica rivalità tra Germania e Francia che, nelle parole di Schuman, dovevano invece collaborare sul piano economico, politico ed industriale al fine di realizzare un’unità che impedisse lo scoppio di un’altra tragica guerra mondiale e che, anzi, promuovesse lo sviluppo e la prosperità del Continente tutto.

Sono trascorsi 70 anni. Siamo soliti celebrare gli anniversari a cifra tonda: quest’anno l’Europa ed il mondo intero stanno affrontando la pandemia del Covid-19, la più grande emergenza globale dai tempi dell’ultima guerra mondiale. Negli ultimi due mesi e mezzo abbiamo seguito con apprensione il dibattito politico ed economico europeo, che ha assunto spesso toni accesi, ha evidenziato differenze e, talvolta, egoismi, che auspichiamo vengano superati al fine di realizzare non solo il sogno di Schuman, Spinelli, De Gasperi, Spaak, Adenauer e di tutti coloro i quali hanno creduto e credono che un’Europa unita sia garanzia di pace, prosperità e, soprattutto, garanzia dei diritti fondamentali, non solo per i suoi cittadini, ma per chiunque cerchi nelle nostre nazioni una vita dignitosa ed un futuro, ma soprattutto per tenere fede ai principi enunciati dalla Carta di Nizza del 2000, che afferma quei principi di dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia che sono i pilastri delle nostre democrazie.

Il lavoro che il Robert F. Kennedy Human Rights Italia svolge, in collaborazione con i colleghi americani e soprattutto europei, si basa proprio sull’affermazione dei suddetti principi attraverso i nostri percorsi di educazione e sensibilizzazione ai diritti umani, ispirandoci alla storia, alle conquiste ed alle aspirazioni che hanno fatto, fanno e –speriamo- faranno grande la nostra Europa.

Auguri Europa, a 70 anni hai ancora tanta, tanta strada davanti!